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sfogliando per l'ennesima volta il Manuale di Corporate Identity della
Olivetti è uno degli esempi migliori di immagine coordinata tra le
aziende italiane. |
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| Vorrei
chiarire prima di tutto che faccio riferimento alla corporate identity
di una azienda cosi grossa e famosa, non solo per sfoggiare la mia
scintillante cultura.
So benissimo che la maggioranza delle volte e' il pizzicagnolo (in
romanesco sta' per droghiere) dietro l'angolo il cliente per cui
dobbiamo sviluppare il nostro lavro oppure e' il signor Puddu che ci
chiama per la confezione delle sue caciotte.
Ma nel realizzare un logotipo ci sono una serie di parametri da
rispettare ed e' piu' facile trovare esempi che li rispettino tutti
osservando i manuali di corporate identity di una grossa azienda che
sfogliando i portfolio del primo sito di grafica su cui si incappa sul
web.
Dato che l'Olivetti e' stata una pioniera in questo campo ed ha
costituito un esempio di eccellenza anche per il resto del mondo, il
mio sciovinismo mi spinge a usarla come modello di eccellenza.
Cito dal manuale: "Il logotipo Olivetti è per longevità, visibilità
acquisita e notorietà l'elemento a maggior valore simbolico nella
rappresentazione dell’azienda, dei suoi valori e della sua storia".
Scorrendo le pagine del manuale, come quelle del manuale di altre
aziende, anche multinazionali ci si rende conto della cura quasi
maniacale dedicata alle regole di utilizzo del loro marchio che imprese
coscenti dell'importanza di una coerente politica di immagine del
proprio marchio applicano.
Inoltre si possono individuare certe regole legate alla riproduzione di massa che vengono applicate da tutti.
Il marchio e l'immagine coordinata servono all'azienda per identificare
se stessa rispetto al mondo che la circonda ed anche rispetto ai suoi
stessi componenti, spesso è accompagnata una dichiarazione di intenti
(la famosa "missione di impresa") e deve accordarsi a tale impegno
dichiarato (es.: Kraft, cose buone dal mondo o Apple, Think different).
Una forte corporate identity comincia proprio con il marchio che non e'
solo un logo o un segno, e' un sistema coordinato di gestione della
immagine complessiva della azienda che offre un aspetto coerente in
tutte le sue manifestazioni, siano esse la fattura impaginata e
stampata su carta intestata che le pagine elettroniche del suo sito web
oppure una pagina pubblicitaria su un quotidiano o una rivista o anche
uno spot pubblicitario, o i suoi mezzi di trasporto.
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Per
tornare al tanto frequentato (per me) manuale della olivetti posso dire
che tutte queste istanze trovano una risposta precisa nel manuale di
questa azienda, essa ha stabilito le sue regole di immagine da piu' di
venti anni ed ha fatto scuola come esempio nel mondo del design
italiano.
Proviamo a individuare alcuni punti della strategia di immagine che
possono essere istruttivi e guidare la nostra progettazione.
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Le regole del disegno del logo:

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Come
e' detto spesso in questo sito un design semplice determina il successo
di un marchio di fabbrica, inoltre deve essere previsto come esso sara'
usato in positivo ed in negativo, ed anche su fondi colorati, specie su
fondi di colori istituzionali. Vi invito a notare inoltre che tutti i
segni sono arrotondati, se e' solo una scelta stilistica e' una scelta
molto fortunata perche un marchio con una sagoma come questa resistera'
alle ingiurie di qualsiasi cattiva riproduzione, un buon designer deve
tener conto di questa esigenza.
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Il colore del logotipo
o
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E'
una scelta strategica ed anche in questo caso la semplicita' vince:
olivetti sceglie un colore facilmente riproducibile, sia con un
inchiostro solo (pantone process blu) che in quadricromia (con il ciano
100%, magenta 9%, e nero 6%) che in RGB (0%, 150% 214%) o in codice
HTML (#0096D6)
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Le regole sull'uso per la immagine coordinata.
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Il
manuale della Olivetti arriva ad indicare un disegno diverso per il
logotipo a seconda che sia stampato in positivo o in negativo: il
positivo e' un poco ingrassato rispetto al negativo.
E' prevista
anche la misura proporzionale di spazio libero intorno al marchio che
deve essere mantenuta, regola l'utilizzo del marchio quando si può
usare solo il nero (nero pieno o 80% su fondo bianco e bianco o nero
20% su fondo nero) e regola il suo utilizzo su fondi di colori diversi
o sul colore istituzionale.
Inoltre sono stabilite le dimensioni minime a cui puo' essere usato nei
vari media, oltre a dare indicazioni sulla necessita' di aggiustare il
kerning e la gestione dei bianchi tra gli elementi del carattere per
riproduzioni a rischio di deformazione.
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Le applicazioni del marchio
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Una
grande attenzione era dedicata anche al packaging, ad esempio le
scatole erano decorate in modo che affiancate tra di loro, generavano
ritmi decorativi molto belli e che caratterizzavano l'azienda, in un
articolo seguente parleremo anche di questo.
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L'immagine olivetti in pubblicità
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Questa
azienda che per anni e' stata un punto di riferimento mondiale per cio'
che riguarda la cura della corporate identity. Non e' possibile
dimenticare che la olivetti ci ha regalato la scoperta di quel grande
illustratore che e' Folon. Per questa azienda hanno realizzato
manifesti designer del calibro di Giovanni Pintori o Milton Glaser.
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"Alla
fine degli anni '60, Jean Michel Folon era in pratica sconosciuto agli
esperti e al grande pubblico. Fu Giorgio Soavi a considerare per primo
il personaggio e il talento di quel ragazzino belga che studiava
architettura e faceva disegnini alla maniera di Steinberg. Verso la
fine degli anni '60 Folon tentava, senza successo, di proporre le sue
composizioni agli editori, soprattutto americani. Editori che, dopo
aver esaminato i suoi disegni, li rinviavano all'autore comunicandogli
che, pur ritenendolo molto bravo, di quei disegni in realtà "non
sapevano che farsene". Ma la Olivetti e Giorgio Soavi capirono la sua
genialità e cercarono subito di impiegarla, inventando addirittura una
collana che, di lì a qualche anno, sarebbe diventata un fenomeno
editoriale, le famose Agende della Olivetti. Fu commissionata a Folon
l'illustrazione della prima della serie, l'Agenda 1969. In seguito, fu
inevitabile coinvolgere Folon nelle attività di "immagine" della
Olivetti, con la realizzazione di molti manifesti, sia istituzionali
che dedicati a famosi prodotti. E la mostra di Genova presso la Kaiser
Art presenta il Folon dell'originale sodalizio che, nel tempo, e per
quasi un quarto di secolo, ha visto singolari realizzazioni per la
Olivetti. Singolari, ma non di larga diffusione. Erano, queste e altre,
pubblicazioni riservate a una cerchia circoscritta e fuori da contesti
commerciali, quindi in tirature limitate. Fu la Olivetti a
commissionare a Folon le illustrazioni per un famoso e oggi introvabile
volume (nella prestigiosa collana dei libri strenna della Olivetti),
Cronache Marziane di Ray Bradbury, (1979). Il suo stile inconfondibile
esalta la rarefatta atmosfera delle storie marziane dello scrittore.
Vanno aggiunti alcuni eccezionali e poco noti manifesti, oggetti per
ufficio, un calendario del 1971, geniale realizzazione grafica. I
manifesti si propongono per la loro forza espressiva e per la capacità
di catturare l'attenzione dell'osservatore. Sono sei manifesti, alcuni
risalenti agli anni '60, che sono diventati veri classici della
pubblicità d'autore. La mostra, già proposta con successo a Tokyo e
Osaka, è stata resa possibile dalla stretta collaborazione della
Galleria Kaiser Art di Genova con l'Archivio Storico Olivetti, una vera
miniera di cultura di una delle principali imprese del '900".
(dalla presentazione di "Folon e l'Olivetti Manifesti, oggetti,
illustrazioni e immagini" Galleria Kaiser Art, Genova - Via del Molo 5
r. 23 ottobre - 14 novembre 2003
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