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Viaggio breve tra i più noti principi della Gestalt e le loro ricadute e relazioni con il grafic design e la percezione.

Uno zoetrope |
| Tutto ebbe inizio mentre...
Max era sul treno in partenza per una vacanza quando all’altezza di un
passaggio a livello fu attratto dalle luci rosse lampeggianti; gli
erano sembrate le luci dell’ingresso di un teatro. Questa illusione gli
fece abbandonare immediatamente l’idea della vacanza. Scese dal treno
nella stazione di Francoforte sul Meno dove acquistò uno Zoetrope, uno strumento per animare immagini.
Affittò una stanza in un albergo e nella quiete della sua stanza Max
costruì la propria striscia di immagini, fatte non di oggetti
riconoscibili bensì di semplici linee e punti.
Ne costruì diverse ed iniziò ad esplorare l’effetto del movimento apparente.
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| | | Ad ispirarlo in quell’assemblaggio di linee erano le riflessioni di
Christian von Ehrenfels, suo maestro a Praga, che circa 20 anni prima
aveva sostenuto in una pubblicazione intitolata ‘Sulle qualità della
forma’ che una melodia è pur sempre riconoscibile anche quando suonata
con note differenti.
Per Christian von Ehrenfels era chiaro che se una melodia e le note che
la compongono sono così indipendenti allora l’insieme non è la semplice
somma delle sue parti, ma qualcosa di più, una Gestalt.
Allo stesso modo Max Wertheimer sentiva che il movimento apparente non
è generato dai singoli elementi bensì dalle loro relazioni dinamiche e
che non tutte le configurazioni di immagini presentate in rapida
successione inducono l’effetto del movimento apparente. Iniziò così,
nel 1910, la prima esplorazione sistematica dei principi di
composizione visiva, esplorazione che condusse alla formulazione della
teoria della Gestalt ed alla enunciazione delle sue leggi.
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Partiamo,
in questa breve esplorazione, dalle stesse parole di Wolfang Köhler,
uno dei due allievi reclutati da Max nel suo soggiorno a Francoforte,
tratte da ‘Principi dinamici in psicologia’ (Köhler, 1940; Trad. It.
Giunti, Firenze 1966):
Abbiamo dunque chiamato Gestalt le unità relativamente indipendenti e
dotate di forma che si aggregano nel campo visivo. Al loro interno vale
il principio che le loro proprietà dipendono dalla loro posizione nella
configurazione totale…
Ciò si vede molto bene nel rapporto di figura e sfondo, due proprietà quasi sempre presenti in ogni percezione visiva…
Nel disegno di fig. 2 si vede come una specie di stella: se si
prolungano gli archi che delimitano i tre settori verso l’esterno, fino
a formare una circonferenza completa (fig. 3), in un primo momento la
stella resta ben visibile. Ma se la sifissa a lungo nel centro, di
regola essa scompare improvvisamente dopo qualche secondo, ed al suo
posto si vede un’altra stella formata dai tre settori più ampi del
disegno.
Questa stella scompare poi a sua volta per dar luogo nuovamente alla
prima, e così via. Gli stimoli cromatici sono gli stessi sia nei
settori larghi che in quelli stretti: ciò nonostante una proprietà ben
visibile, che certamente no sfugge all’osservazione, può passare
dall’una all’altra area stellata.
La superficie di quella parte del campo che è stella – sia che si
tratti di quella a settori larghi, sia di quella a settori stretti – ha
un aspetto compatto, materiale; mentre le superfici interposte sono
vuote, puro sfondo.
In contrapposizione a questo modo di apparire, si designa il carattere
dell’altra zona come quello di una figura, e ciò perché solo l’area che
appare compatta e materiale ha una realtà come Gestalt o figura, mentre
lo sfondo appare come un’area indifferente e priva di forma, sulla
quale (anzi un po’ davanti ad essi) la figura è posta.
Resi attenti da quell’esempio, rileviamo che ogni superficie segregata
in modo da costituire un’unità indipendente nel campo visivo, che noi
chiamiamo Gestalt, si distingue visivamente dallo sfondo circostante
per questa proprietà della compattezza o materialità, e che ogni
oggetto nello spazio visivo possiede questo carattere.
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Legge della Figura/Sfondo:
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Uno stimolo é percepito solo in contrasto al suo sfondo
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Il principio della figura/sfondo è uno dei principi base della
percezione ed è usato continuamente nella composizione grafica.
In
ultima analisi si riferisce alla nostra abilità di distinguere i
potenziali oggetti in base al contrasto, ed infatti nei termini del
graphic design esso è noto come principio del Contrasto.
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Graphic Design: |
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Usare il contrasto per aggiunge interesse visuale al documento e
creare gerarchie e connessioni fra i vari elementi. Il contrasto deve
essere netto e non solo accennato (altrimenti si ha semplicemente
conflitto). | |
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Legge della Prossimità: |
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Più sono fra loro vicini due o più elementi maggiore è le probabilità che essi siano visti come una figura.
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Graphic Design: |
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Raggruppare elementi semanticamente contigui attraverso la vicinanza spaziale
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Legge della Similarità: |
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Elementi visivi tra loro simili (per forma, colore, dimensione, movimento, etc) saranno visti collegati.
La similarità è un prerequisito per notare la differenza.
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Graphic Design: |
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Fornire ritmo e consistenza ad documento per mezzo della ripetizione, che permette di rafforzare i legami fra parti separate
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Legge della Chiusura: |
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Linee
e forme familiari anche se non sono chiuse e complete sono percepite
come linee continue e forme chiuse piuttosto che come linee e forme
incomplete.
Uno stimolo viene completato creando bordi artificiali
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Graphic Design: |
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Allineare gli elementi grafici in modo da creare dei collegamenti
fra elementi interrelati attraverso l’organizzazione dello spazio
secondo linee invisibili. Questo è più semplice adottando un
allineamento laterale piuttosto che centrale
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In
conclusione di questa breve eplorazione delle relazioni tra la
Psicologia della Gestal ed il Graphic Design suggeriamo per chi volesse
iniziare ad approfondire i rispettivi argomenti:
Robin Williams (1994) The Non-Designer Design Book. Berkely, CA: Peachpit Press
Gaetano Kanizsa (1980) La grammatica del vedere. Bologna: Il Mulino | |
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© Sviluppato sulla base di un articolo di Antonio Rizzo
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