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Noi viviamo circondati da un universo che
percepiamo colorato e quando tentiamo di riprodurre e organizzare
questi colori ci troviamo a confrontarci con molti metodi di
riproduzione e altrettanti modelli.
Non esiste, purtroppo un metodo ed un modello definitivi, percio' siamo
costretti a confrontarci con informazioni che a volte sembrano
contrastanti e a doverci confrontare con il fatto che spesso nel corso
del processo del nostro lavoro i modelli e i metodi cambiano.
Cerchiamo di chiarirci le idee:
Gia a scuola abbiamo scoperto un primo metodo di riproduzione del colore e con il modello organizzativo coerente con esso:
abbiamo scoperto che: potevamo, usando certi colori, ottenere tutti gli
altri. Ci hanno fatto vedere, che disegnando con le matite colorate
zone di certi colori che si sovrapponevano, le zone sovrapposte ci
davano altri colori.
Abbiamo scoperto l'importanza del giallo, del rosso e del blu e li abbiamo chiamati colori primari. | |
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Se la vostra maestra o il professore di disegno erano abbastanza
pignoli vi avranno fatto realizzare a tempera un disegno a spicchi che
rendeva esplicito il risultato del mescolare i colori primari. Ii
colori che riempiono gli spicchi evidenziati si chiamano complementari.
Il sistema qui definito è quello che ha guidato la tavolozza di tutti i
pittori e di tutti gli illustratori, essi sanno da sempre che
mescolando rosso e giallo si ottiene l'arancio, che mischiando giallo e
blu si arriva al verde e che rosso e blu danno il viola.
Un'altra osservazione che dobbiamo alla esperienza dei pittori è che la
coppia di colori composta da un colore primario e del colore composto
dalla mescola dei primari restanti è quella che presenta il massimo
contrasto possibile, questa e' una regola compositiva ben nota a
chiunque si occupi di immagini.
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Ora immaginiamo di usare delle luci colorate di tre colori diversi:
rosso (red), verde (green) e blu (blue), ho messo tra parentesi il nome
inglese dei colori in questione perché per proseguire la spiegazione da
ora in poi dovremo imparare a perlare - almeno per i nomi dei colori -
in inglese.
Se le proiettiamo le une sulle altre in modo che si intersechino
otteniamo che: dove si combinano le luci colorate a due a due vediamo
apparire dei colori diversi e precisamente Yellow (red+green)
Magenta (red+blue) e Cyan (blue+green), in più dove battono tutte e tre
le luci vediamo che si è creata una zona illuminata di bianco.
Adesso seguitemi bene perché c'è una piccola complicazione con i
termini: i primi tre colori, dato che insieme - come abbiamo visto -
danno come somma il bianco li chiamo colori addittivi primari, gli
altri - che si manifestano quando uno degli addittivi primari viene sottratto al bianco - li chiamiamo sottrattivi primari.
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TIP:
www.Boscarol è un sito monumentale sul colore e
sulla sua gestione con mezzi digitali, c'e' praticamente tutto,
quasi rimpiango di aver scritto queste poche righe.
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Se provaste a mescolare invece che delle luci dei colori a tempera o
anche acquerelli, non otterrete gli stessi risultati, anzi: mescolando
ad esempio il verde con il rosso vedrete formarsi un grigio, scuro e
sporco.
Questo vuole dire che i colori diffusi da una superficie colorata
illuminata con luce bianca e quelli ottenuti illuminando una superficie
bianca con delle luci colorate, non lavorano alla stessa maniera.
Per ora questa e' tutta la conoscenza teorico pratica che ci serve per
capire in che modo i colori vengono riprodotti su uno schermo di
computer e attraverso la stampa.
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RGB vs CMYK due modelli di colore da far convivere
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| lo schermo dal quale state leggendo queste parole emette luce, per
questo motivo per comporre i colori che vedete il computer usa
mescolare le luci RGB in varie gradazioni.
Dato che nella riproduzione digitale e' necessario definire la
gradazione di un colore con un numero e che l'occhio non coglie
differenze in un passaggio di tonalita' dal nero al bianco passaggi
inferiore a 1/256 (questa cifra e' legata anche alla misura del byte
che e' composto i 8 bit e che puo' fornire 256 combinazioni) si e'
stabilito che non era necessario usare piu' di 255 scalini per definire
ciascuna scala di colore, ecco che i colori che lo schermo di un
computer puo' rappresentare possono essere espressi in terne di numeri.
In questo modo possiamo definire fino a 16 milioni di colori.
Lavorando con colori destinati al web essi vengono espressi con una
tripletta di coppie di lettere o numeri che sono la maniera in cui i
colori vengono espressi nell'HTML, espressi in questa maniera essi
vengono chiamati colori esadecimali.
Quando ci occupiamo di stampa non si lavora con le luci ma con
inchiostri, se provassimo a mescolare gli inchiostri rosso, giallo e
blu che ricevono la luce (bianca) e ne lasciano rimbalzare solo un
colore, non possiamo aspettarci i ottenere lo stesso risultato che
otterremo con le lici colorate.
Se invece proviamo e mescoliamo tra loro i colori sottrattivi primari,
scopriamo che se li mischiamo in coppia otteniamo gli addittivi primari
e se proviamo combinazioni dei tre colori, una gamma molto vasta di
colori.
Risultato della combinazione di percentuali di Cian Magenta e GialloIn
effetti, in tutti i processi di stampa l'uso dei colori sottrattivi
primari (CMY), insieme al nero (K), e' la via generalmente usata nei
sistemi industriali per la stampa a colori.
Bisogna prendere nota che CMYK è solo una delle molte vie attraverso
cui stampare colori su carta o supporti fisici ma di questo parleremo
in seguito.
E' comunque importantissimo prendere confidenza con il metodo di
definizione dei colori RGB - che e' il sistema con cui vengono espressi
i colori sul nostro monitor mentre progettiamo - e il sistema CMYK -
che e' il principale e piu' comune metodo con cui i colori vengono
stampati in alte tirature.
E' importante anche prendere coscienza del fatto che il metodo RGB e'
in grado di esprimere una quantita' di colori molto maggiore del metodo
CMYK, quindi che la qualita' della riproduzione in stampa di cio' che
abbiamo progettato e' nei fatti inferiore.
Spesso si rischia di rimanere delusi (o peggio che i nostri clienti
rimangano sorpresi o delusi nelle lro aspettative): una cosa e' vedere
la gamma di colori su uno schermo che genera luce colorata, un'altra e'
vedere la stessa immagine stampata su un foglio di carta che la stessa
immagine la deve presentare solo grazie al riflesso della luce
incidente.
Per ovviare parzialmente a questo problema, sono stati sviluppati molti
sistemi per la calibrazione di schermi, stampanti per bozze, prove
colore digitali o meno e stampa finale per cercare di ottenere una
corrispondenza tra quello che si vede attraverso lo schermo e ciò che
poi si otterrà stampando.
Quando si parla di colori o si apre la sezione di controllo di un
qualsiasi programma per la grafica possiamo notare che e' possibile
definire con vari metodi i colori che scegliamo, esso corrispondono a
vari modelli che prendono in considerazione il colore usando diversi
parametri.
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Il selettore colore di Photoshop
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Oltre che con i modelli RGB e CMYK
che abbiamo appena conosciuto, si possono quindi esprimerei colori con
modelli alternativi dai nomi strani, ad esempio i metodi HSB e Lab.
Questi modelli di definizione possono essere molto utili e saranno spiegati in un altra sezione di questo tutorial.
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